lunedì 20 dicembre 2010

Oslo




Una settimana di neve, freddo, paesaggi incantati: ossigeno che ho respirato a pieni polmoni!
E' strana, Oslo... Non ha la bellezza sfacciata e mozzafiato di Stoccolma, è più discreta, proiettata al futuro, con l'Opera che si affaccia sull'acqua e la riflette, con i grattacieli in costruzione e i milioni di musei.
E tra questi mi ha sorpreso il museo dedicato a Edvard Munch, che purtroppo conoscevo più che altro per il plurifamoso quadro de L'urlo e che invece ho scoperto essere molto di più: dipinti intensi, scioccanti, che fanno riflettere, sorridere, commuovere. Non so descriverli con cognizione di causa, come farebbe un critico d'arte, ma so che mi hanno toccato l'anima e per fare ciò non c'è parola che serva.
Un altro luogo per l'anima è il Parco Vigeland, che accoglie sculture di corpi umani di donne, uomini e bambini, da soli o uniti in svariate pose: il bambino che piange, la madre che abbraccia i figli, una coppia con il neonato... piccoli flash di vita vera, resi ancora più suggestivi dalla neve e dai raggi del sole che iniziavano a rischiarare la città.
Spero di poterla rivedere in un'altra stagione, per apprezzarne maggiormente i colori ravvivati dalle lunghe giornate estive; intanto conservo nel cuore il bianco della neve, il rosso delle casette e i cieli bui rischiarati dalle luci di Natale.

giovedì 21 ottobre 2010

M.

Sono più di dieci anni che mi impongo di non pensarti, troppo dolore: la tua assenza è una mano che mi stringe la gola, un pugnale conficcato nel petto.
Poi ieri mi sono ritrovata a cantare canzoncine stupide al gatto, inventando le parole, e all'improvviso ti ho sentita, ero te, non solo una parte di te; dal riso al pianto, nello spazio di una filastrocca inventata, il peso della tua mancanza mi ha schiacciata.
Non trovo le parole per descrivere la persona unica e meravigliosa che eri, vorrei renderti onore e creare un affresco mozzafiato con mille colori, ma non ci riesco, mi scoppia il cuore.
Posso solo andare avanti e provare a dare un senso alla vita che mi hai dato cercando di essere almeno un briciolo di quello che eri tu, bellissima, sensibile, immensamente forte, dolcissima e speciale mamma.

domenica 3 ottobre 2010

Vivere o esistere?

Quante volte ho voluto staccare la spina del cuore, spegnere la mente e continuare semplicemente ad esistere, senza vita, senza gioie e delusioni. Mi affascina l'idea di essere una sorta di automa, che si lascia scivolare tutto addosso e va avanti per la sua strada: niente vette, nessuna caduta. Quando il dolore ti penetra dentro nel profondo, arrivi a pensare che potresti rinunciare anche ai momenti positivi pur di non provare quelli negativi; desideri solo rifugiarti nella tua torre di vetro, ad osservare il mondo che ti passa davanti, la vita che ti sfiora senza toccarti.
Mi è successo una volta. Dopo l'ennesima delusione, non provai alcun sentimento: mi sentivo congelata, protetta da un guscio, al riparo dalle emozioni. E' stata una sensazione strana, disarmante, confortevole quasi... Dopo anni di lacrime, gli occhi erano asciutti, l'anima a riposo; però dagli occhi era sparita anche la luce, non c'era più traccia di sorrisi, né speranze.
Si può scegliere di non vivere, ma la vita ti insegue comunque, si intrufola nel tuo rifugio, ti aggrappa per la manica e ti tira fuori, non puoi sfuggirle; non fa promesse, anzi, ti tradirà di nuovo e ti spingerà di nuovo in quel rifugio, ma non puoi fare a meno di credere in lei e di abbandonarti al suo vortice, perché la vita è questo: raggiungere cime altissime, da cui il paesaggio è intensamente bello e commovente, e poi scivolare giù a valle, sbattendo ovunque e ritrovandosi faccia a terra col corpo tutto ammaccato.
Puoi scegliere di esistere, certo, ma la vita sceglierà per te, senza scelta.

lunedì 20 settembre 2010

Aprite gli occhi e guardate



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mercoledì 25 agosto 2010

C'è un Paese...


... in cui ogni supermercato, anche quello più piccolo sperduto fra i monti, vende prodotti vegan, comprese le marche che finora avevi visto solo online.
... in cui puoi ordinare un cappuccino con il latte di soia senza che ti guardino come un'aliena.
... in cui ci sono intere vallate senza costruzioni, solo alberi e verde a non finire.
Non l'ho girato tanto, questo Paese sorprendente chiamato Slovenia, ma ogni volta che ci vado mi lascia un senso di meravigliata soddisfazione, perché trovo la normalità nelle cose che solitamente non lo sono.
Mi sembra di tornare a quando ero piccola e si andava a fare la spesa "oltre confine": allora provavo la gioia infantile di trovare caramelle contenute in scatolette a forma di Pippo e Topolino e biscotti a forma di cuore dal ripieno misterioso; oggi provo le stesse sensazioni nello scoprire che quei biscotti dal sapore antico esistono ancora e sono vegan!
Lubiana ha gli stessi abitanti di Trieste e ha diversi ristoranti vegetariani, al contrario di Trieste che non ne ha nemmeno uno; passeggiando sul lungofiume, ti puoi fermare in uno dei tanti locali e sul menù il latte di soia ricorre spesso, mentre a Trieste non ho ancora trovato un bar che ce l'abbia...
Mi piace dedicare un post a questo Paese, qui spesso deriso e avverso ai più, per me semplicemente una piccola oasi vegan :)

mercoledì 16 giugno 2010

Non voglio

"Ma le uova le puoi mangiare? E il latte lo puoi mangiare?"
Non è che posso o non posso, NON VOGLIO mangiarli! Non voglio essere complice del massacro che si perpetra continuamente nei confronti degli animali; non voglio essere parte dell'ingranaggio infernale che tritura pulcini vivi, che appende mucche e maiali a testa in giù in attesa di veder colare sul pavimento tutto il loro sangue, che strappa il vitello alla madre e si appropria del latte a lui destinato; non voglio arricchire chi specula sulla vita altrui, chi commercia la vita altrui, chi considera oggetti la vita altrui; non voglio che conigli, gatti, scimmie siano vivisezionati, torturati, sfigurati, massacrati per farmi avere un nuovo smalto o uno shampoo per capelli più splendenti.
Vuoi mangiare le uova? Allora entra in quelle gabbie grandi come un foglio A4, senti il tuo corpo che non riesce a muoversi, prova a chiudere gli occhi accecato dalla luce che non si spegne mai; poi se ce la fai ancora, accompagna i pulcini, gli stessi che a Pasqua ti fanno tanta tenerezza, mentre ancora vivi vengono gettati all'inferno e triturati in quanto costo inutile.
Vuoi il latte? Allora guarda negli occhi quel vitello che non conoscerà mai sua madre, ascolta le sua urla disperate da cucciolo abbandonato e poi succhia quel latte, neonato distorto e mai cresciuto.
Gioca a dio con le vite degli altri, che tanto una giustificazione la trovi sempre, ma non hai giustificazioni per me, hai solo cuore e cervello piccoli, o forse non li hai proprio...

mercoledì 26 maggio 2010

Lasciati guardare un po' più a fondo

Alcune persone entrano nella tua vita casualmente, lievemente, facendo capolino sull'uscio per vedere se c'è qualcuno nella stanza. E tu ci sei, dai loro il benvenuto, ma lo fai senza pensarci, senza sospettare quale impatto avranno su di te.
Così è capitato che a una semplice email di qualcuno che voleva solo presentarsi, a un banale susseguirsi di lettere sullo schermo di un pc, siano seguiti due anni di emozioni uniche: una cascata di parole e sete di conoscersi; risate, tante, e lacrime, altrettante; notti passate nella stretta di un abbraccio, aspettando l'alba che non arrivava mai, sperando che non arrivasse mai; dirsi addio, con il cuore in subbuglio, per poi ritrovarsi nel calore di un'amicizia costruita mattone dopo mattone; guardarsi negli occhi e, dopo mesi, leggerci un sentimento diverso, più forte, doloroso quasi, perché predestinato a essere distrutto; affrontare insieme gli abissi dell'anima, nonostante quel sentimento respinto e proprio a causa di quel sentimento, e ritrovarsi così vicini al riparo dal mondo, rifugiati uno nell'altra fregandosene dei dubbi, delle paure, del futuro.
Questi i nostri due anni, e in mezzo molto altro, che fatico a scrivere ma non a dimenticare. Li custodirò come un piccolo grande tesoro nel mio cuore ammaccato, per ricordarmi che ho vissuto, sofferto, amato.

martedì 18 maggio 2010

Ti ho cercato nel dubbio, P. Salinas

"Ti ho cercato nel dubbio:
non ti trovavo mai.

Sono andato in cerca di te
nel dolore.
Tu non venivi di lì.

Mi sono immerso nel profondo
per vedere se, infine, tu c'eri.
Attraverso l'angoscia,
dilaniatrice, ferendomi.
Tu non sorgevi mai dalla ferita.

E nessuno mi ha fatto cenno
- un giardino o le tue labbra,
con alberi, con baci -;
nessuno mi ha detto
-per questo t'ho perduta -
che tu eri sugli ultimi
terrazzi della gioia,
del riso, della certezza.
Che ti si trovava
sulle cime del bacio
senza dubbi e senza domani.
Nel vertice puro
dell'allegria alta,
moltiplicando giubili
per giubili, per risa,
per incanti.
Annotando nell'aria
le incredibili cifre, senza peso,
della tua felicità."

lunedì 12 aprile 2010

www.ricettevegan.it

Da un lungo lavoro del mio amico Pier nasce ricettevegan.it, un sito che unisce la passione per la cucina cruelty free alla voglia di dare anche informazioni nutrizionali su ciò che cuciniamo e mangiamo. Per ogni ingrediente e per ogni ricetta c'è una scheda con i valori nutritivi; troverete inoltre i video sulla preparazione dei piatti, articoli relativi all'alimentazione vegan e presto anche la possibilità di ottenere la ricetta inserendo gli ingredienti che avete in casa.
Grazie a Pier per avermi permesso di dare il mio modestissimo contributo (la sfida ai nemici è cominciata... :D)

martedì 30 marzo 2010

Arcodamore

"Vorrei sapere dove sei questa notte, mentre qui sono le quattro e non riesco ad addormentarmi. Vorrei sapere cosa stai facendo e con chi sei, e che faccia hai, se ti ho già incontrato o ci siamo solo sfiorati qualche volta, se siamo sempre stati distanti senza il minimo punto di contatto. Vorrei sapere se ci incontreremo, e quando. Se ci incontreremo troppo tardi o appena in tempo, o ci incontreremo ma non riusciremo neanche a capire che eravamo noi e quanto eravamo importanti uno per l'altra. Io credo che ti riconoscerei subito, anzi sono sicura. Mi basterebbe guardarti negli occhi un attimo per capire che sei tu, o solo guardarti entrare in una stanza. Mi basterebbe un secondo, o meno. Però adesso dove sei? Adesso che sono così sola e triste e senza speranza, dopo tutti questi uomini vili e freddi e mammoni e indifferenti e sadici e semplicemente sbagliati? Dove sei? E ci sei, poi?" (Andrea De Carlo)

Non sono parole mie, ma è come se lo fossero...

martedì 16 marzo 2010

Caro papà...

Quante parole nei nostri silenzi, quanti abbracci ci teniamo dentro mentre ci salutiamo con due baci sulle guance...
Noi così uguali, rifugiati in un mondo interiore che custodiamo gelosamente desiderando solo che qualcuno ci voglia entrare; ad ogni mattone che abbiamo messo, avremmo voluto gridare "Buttalo giù!" ma la voce non è mai uscita e così quei mattoni sono diventati un muro. La bambina che si accoccolava al tuo fianco in cerca di affetto è diventata una donna ma in fondo si sente ancora come quella bambina, mentre, giocando a sudoku, cerca un modo per starti vicino.
Per tutta la vita ho inseguito il tuo amore inespresso, in te e altrove, e per tutta la vita lo inseguirò, lungo una strada lastricata di errori e parole non dette, perché in fondo sarò sempre la bambina accoccolata al tuo fianco...

sabato 6 marzo 2010

Madri...

"Sono diventata madre da poco.
Ho provato l'indescrivibile sensazione di crescere una creatura dentro di me e di sentir nascere, giorno dopo giorno, il legame che ci avrebbe unito indelebilmente ed eternamente.
Il parto è stato doloroso, certo, ma quanta gioia quando il piccolo che ho a lungo cullato nel mio ventre è comparso davanti a me! Cercava i miei occhi, anche se li aveva ancora chiusi, e cercava il mio seno, fonte di nutrimento e simbolo della nostra simbiosi. Me lo sono tenuto vicino, per godermi il suo calore e ricordarmi ogni istante che non stavo sognando, che davvero ero mamma.
Poi, all'improvviso, me l'hanno portato via. Senza spiegazioni, senza preavviso.
L'ho visto allontanarsi da me, con il terrore negli occhi ora sbarrati, stretto da mani nemiche; ho sentito le sua urla disperate, strazianti, che mi hanno squartato il cuore. Le sento ancora, quelle urla, le sento in ogni singolo, maledetto istante della vita che mi obbligano a continuare, mentre quelle stesse mani nemiche rubano per loro stesse il latte che era destinato al mio bambino..."

lunedì 1 marzo 2010

Il senso

Ha ancora senso tenere un blog? Con Facebook e simili ormai i canali per portare agli altri parte di sé sono innumerevoli... Però mi piace l'idea di un angolino un po' nascosto in cui esprimere me stessa, e se qualcuno capiterà qui sarà perché sente un'affinità o è incuriosito da qualcosa o ha voglia di entrare nel mio mondo.
E' un mondo fatto di emozioni semplici, di una perenne ricerca di equilibrio, di domande senza risposta, di canzoni, parole, risate, delusioni. E' un mondo, il mio, che ha trovato un piccolo senso da quando sono diventata vegan, ormai quasi due anni fa...
Mi piace l'idea di libertà associata alla parola "vegan": scegliere di non usare alcun derivato animale significa rendere liberi gli animali che l'uomo considera come oggetti al suo servizio, ma anche liberare sé stessi dal senso di colpa e di incoerenza, significa amare e rispettare la vita in tutte le sue infinite declinazioni.
Io ho aperto il cuore e la mente e sono diventata libera.